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VATICANO - Il Papa al Cammino neocatecumenale: la missione è condividere un dono ricevuto

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Posted on: 05/08/18
Roma – La missione di annunciare il Vangelo non è “proselitismo”, ma nasce dal voler “condividere con gli altri un dono ricevuto”. Per comunicare la fede cristiana “non contano gli argomenti che convincono, ma la vita che attrae”. E non serve puntare sulle proprie teorie e i propri schemi, ma solo affidarsi con fiducia allo Spirito Santo, perchè sarà Lui “a plasmare l’annuncio secondo i suoi tempi e i suoi modi”. Sono questi alcuni dei connotati propri della missione cristiana che Papa Francesco ha delineato nel discorso pronunciato sabato 5 maggio davanti a oltre 150 mila persone provenienti da 134 nazioni dei cinque Continenti, radunatesi in una spianata a Tor Vergata, alla periferia sud-est di Roma, per celebrare i primi cinquant'anni del Cammino neocatecumenale, la realtà ecclesiale iniziata nel 1968 da Kiko Argüello e Carmen Hernandez.

BAGAGLI LEGGERI. Nel suo intervento, prendendo spunto dal “mandato missionario” affidato da Gesù agli Apostoli , il Successore di Pietro ha notato che la missione implica sempre un “partire”, mentre “nella vita è forte la tentazione di restare, di non prendere rischi, di accontentarsi di avere la situazione sotto controllo”. Per partire – ha aggiunto il Papa “bisogna essere agili, non si possono portar dietro tutte le suppellettili di casa. La Bibbia lo insegna: quando Dio liberò il popolo eletto, lo fece andare nel deserto col solo bagaglio della fiducia in Lui. E fattosi uomo, camminò Egli stesso in povertà, senza avere dove posare il capo”. Ai suoi discepoli – ha sottolineato il Vescovo di Roma – Gesù domanda lo stesso stile: “Per andare bisogna essere leggeri. Per annunciare bisogna rinunciare. Solo una Chiesa che rinuncia al mondo annuncia bene il Signore. Solo una Chiesa svincolata da potere e denaro, libera da trionfalismi e clericalismi testimonia che Cristo libera l’uomo”.

ASPETTARE CHI HA IL PASSO PIU' LENTO. Il Papa ha fatto notare che il verbo della missione usato da Gesù “si coniuga al plurale”. Il missionario autentico “non è chi va da solo, ma chi cammina insieme”. E per camminare insieme non bisogna pretendere di “dettare il passo agli altri. Occorre piuttosto accompagnare e attendere, ricordando che il cammino dell’altro non è identico al mio”. Anche nel cammino della fede – ha ricordato Papa Francesco - “nessuno ha il passo esattamente uguale a un altro”. Eppure “si va avanti insieme, senza isolarsi e senza imporre il proprio senso di marcia; si va avanti uniti, come Chiesa, coi Pastori, con tutti i fratelli, senza fughe in avanti e senza lamentarsi di chi ha il passo più lento”. Senza forzare “la crescita di nessuno, perché la risposta a Dio matura solo nella libertà autentica e sincera”. 

DISCEPOLI PER ATTRAZIONE. Gesù risorto – ha proseguito il Papa – non ha detto agli Apostoli “ 'conquistate, occupate', ma 'fate discepoli', cioè condividete con gli altri il dono che avete ricevuto, l’incontro d’amore che vi ha cambiato la vita”. Questo – ha sottolineato Papa Bergoglio “è il cuore della missione: testimoniare che Dio ci ama e che con Lui è possibile l’amore vero, quello che porta a donare la vita ovunque, in famiglia, al lavoro, da consacrati e da sposati”. La dinamica del discepolato – ha aggiunto il Vescovo di Roma – è tutt'altra cosa rispetto alle vie usate dalle propagande messe in atto per acquisire nuovi proseliti. Anche per questo la Chiesa è certo maestra, “ma non può essere maestra se prima non è discepola, così come non può esser madre se prima non è figlia. Ecco la nostra Madre: una Chiesa umile, figlia del Padre e discepola del Maestro, felice di essere sorella dell’umanità”.

SPERARE PER TUTTI. Perché il mondo creda alla promessa del Vangelo – ha ricordato il Papa - “non contano gli argomenti che convincono, ma la vita che attrae; non la capacità di imporsi, ma il coraggio di servire”. E la promessa del Vangelo è per sua natura universale, rivolta a tutti. “Quando Gesù dice 'tutti' – ha fatto notare il Successore di Pietro - “sembra voler sottolineare che nel suo cuore c’è posto per ogni popolo. Nessuno è escluso. Come i figli per un padre e una madre: anche se sono tanti, grandi e piccini, ciascuno è amato con tutto il cuore”. Anche per questo – ha suggerito il Papa ai membri del Cammino neocatecumenale - si può andare in missione con la fiducia di 'giocare sempre in casa'. Perché “il Signore è di casa presso ciascun popolo e il suo Spirito ha già seminato prima del vostro arrivo”. Per questo si possono amare “le culture e le tradizioni dei popoli, senza applicare modelli prestabiliti”. Evitando di partire “dalle teorie e dagli schemi”, e rimanendo aderenti alle “situazioni concrete”, nella fiducia che “ così sarà lo Spirito a plasmare l’annuncio secondo i suoi tempi e i suoi modi”. .

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