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AFRICA/SUD SUDAN - Istruzione di qualità per spezzare il circolo vizioso della povertà e della guerra

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Posted on: 02/17/18
Wau - La Loyola Secondary School a Wau, in Sud Sudan, è una scuola ma anche un rifugio. E’ un luogo in cui ragazzi e ragazze possono ritrovare la serenità e possono costruire il futuro al di là delle violenze e della guerra. "La qualità dell’istruzione è un fattore importante per rompere il ciclo di povertà. La nostra speranza è che l’istituto fornisca al Sud Sudan i leader, uomini e donne, di domani, impegnati a servire il loro popolo con integrità e giustizia", sottolinea in una nota pervenuta all’Agenzia Fides il preside dell’istituto, il gesuita Beatus Mauki.
Fondata nel 1982 dalla Compagnia di Gesù, la Loyola Secondary School è stata a lungo chiusa a causa della guerra combattuta tra Nord e Sud Sudan. Con l’indipendenza del Sud, le attività sono riprese e ben presto il numero di studenti ha iniziato a crescere. Poi, nel 2013, è scoppiata la nuova guerra civile tra le forze armate e le milizie nuer che presto si è trasformata in una lotta tra bande che ha investito tutto il paese. In quattro anni, sono morte almeno 50 mila persone, altre migliaia sono state costrette a lasciare la casa. Il 40% dei 12 milioni di abitanti ha problemi ad alimentarsi correttamente.
"La guerra civile - spiega il preside - ha devastato il paese. I combattimenti si sono estesi a tutte le province. L’attività della scuola ha rallentato, ma non si è arrestata. La Loyola Secondary School, che ha 580 studenti seguiti da 35 insegnanti e sei gesuiti, è riuscita a creare uno spazio unico in cui i giovani convivono serenamente al di là delle differenze etniche. La scuola offre inoltre uno spazio per aspirare a raggiungere il loro pieno potenziale e garantisce l’opportunità di godersi la loro giovinezza".
Ciò è raro nel Sud Sudan, dove oltre 19mila bambini sono stati reclutati dalle milizie e almeno una scuola su tre è danneggiata, distrutta, occupata o chiusa. L’Unicef ha documentato 1.200 casi di violenza sessuale contro minori. Molti ragazzi poi hanno perso i genitori e sono costretti a prendersi cura dei fratelli più piccoli.
Consci di questa situazione, i dirigenti della scuola, grazie anche all’impegno delle strutture missionarie dei gesuiti, hanno iniziato a offrire borse di studio ai ragazzi più bisognosi e una colazione nutriente che, per alcuni, è l’unico pasto della giornata. Quasi il 60% degli studenti vive infatti in campi profughi e alcuni di essi sono rimasti orfani. P. Mauki attribuisce al programma alimentare "il miglioramento delle capacità fisiche e mentali degli studenti e il mantenimento di prestazioni accademiche superiori alla media".

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